Stamani un ragazzino cinese mi ha chiesto se Babbo Natale gli avrebbe portato un regalo.
“Certo, sei buono!” Gli ho detto e lui: “Allora non lo voglio cinese, si guastano subito!”
Ombre Gialle
Andrea era arrivato tardi: aveva ancora in mano la sua letterina per Babbo Banale, pronta per essere imbucata, ma era arrivato tardi.
Il postino se ne era già andato. Babbo Natale non avrebbe mai ricevuto la sua letterina.
Andrea maledisse i compagni che l’avevano preso in giro, maledisse la maestra che l’aveva tenuto in castigo, maledisse i genitori per non averlo difeso.
Andrea maledisse tutto e tutti e quando non aveva più voce né fiato, una figura in rosso dalle zampe di capra e le corna in testa gli parlò: “Così giovane e già la tua anima mi appartiene…”
Davide Giansoldati
Il regalo, si sa, era un po’ pericoloso: petardi, per quanto piccini, per un bimbo di soli 5 anni potevano costituire una minaccia prima di portare divertimento. Eppoi, c’era quella nota dei genitori, “Mi raccomando babbo natale, che la spesa sia più che contenuta. Di giocattoli in questa casa ce ne sono in abbondanza!” Insomma, babbo natale era perplesso, ma gli toccava comunque caricarsi il sacco ben bene, e pieno com’era portarselo sulla slitta: i folletti quella sera facevano festa!
Sudato e già stanco prima di iniziare l’enorme ed ininterrotta fatica, si trascinò finalmente in cima al predellino e prese le redini.”Dai belle, che è già ora!”, le esortò, e quelle, a quel suono conosciuto parvero animarsi quasi febbrilmente. “NO, non così in fretta, che il carico cozza da tutte le parti!”
e mentre così diceva, un pensiero veloce gli attraversò la mente”Vuoi vedere che…”
L’ampia corsia che percorreva sulla Via Lattea fu d’improvviso interrotta, e una voragine si spalancò inghiottendo babbo, le renne e il carico. Mentre precipitava, e con la certezza di non avere né appigli né speranza, babbo natale fece un ultimo, debole commento: “Made in China, petardi made in China! ma proprio su quelli dovevo andare a fare la cresta!” E con un rimorso che ormai non lo avrebbe più portato da nessuna parte, vide la slitta sparire nella notte spaziale, mentre focherelli tremuli intorno facevano puf…puf..puf
Savomail
Oscar Montani
Le redini… cazzo le redini… Dubidu non tirare così”, Babbo Natale stava cercando di domare la renna di destra. Non sapeva bene che cosa le fosse preso, ma accidenti era già passata la mezzanotte della Vigilia e non si era voluta fermare a nessun camino.
“Tribidu… no no, anche tu! Non tirareeee!”. Oramai Babbo non sentiva oiù le braccia perché anche la renna di sinistra aveva cominciato a tirare dalla parte opposta…
“AAAAAAAAAAhhhhhhh… Cazzooooooo”. I tendini delle braccia dell’uomo in rosso si erano rotti e uno scrocchio si era chiaramente udito. La slitta era completamente in balìa della furia delle bestie che solcavano la Via Lattea oramai a briglia sciolta.
Gli arti del loro padrone penzolavano molli lungo il suo corpo enorme, mentre il sacco di regali era precipitato forse alla seconda o terza curva dopo le Dolomiti del Brenta. Di fronte ad uno spettacolo di stelle e montagne, però, le renne si fermarono di colpo rischiando di ritrovarsi Babbo catapultato fuori. Ma l’uomo resistette facendo perno con le ginocchia contro la seduta della slitta.
Dibidu e Tribidu si voltarono. Una strana luce brillava nei loro occhi e… “Jingle bells, jingles bells”… il loro canto avvolse la notte.
“Grazie Babbo, anche per noi è Natale almeno una volta”.
Gamberetto Creativo
Topolinick
Uno, due, tre…. trentotto, trentanove, quaranta!”
“Avanti massa di rammolliti! E queste le chiamate flessioni? Iniziate da capo!”
Gli gnomi non si sentivano più né braccia né gambe, ma Babbo Natale era implacabile, severo e determinato.
“Come pensate di poter caricare la slitta in pochi secondi allo scoccare della mezzanotte, se non riuscite nemmeno a fare cento flessioni?”
Gli gnomi tacevano, umiliati e pesti, stanchi e infreddoliti, ma sapevano che aveva ragione.
Dovevano essere al massimo della forma perchè in pochi secondi si giocavano tutto: la felicità dei bambini e il simbolo di un’istituzione.
Santa Klaus, già… ma cos’aveva di santo, lui che perfettamente bardato col suo vestito rosso, inveiva contro di loro e li spremeva come se fossero reclute dei marines.
Avete presente la precisione e il coordinamento dei meccanici della Ferrari al pitstop? Ecco in confronto quelli erano dei ragazzini dilettanti.
Qui si faceva sul serio per consegnare i regali in tutto il mondo e… la storia di Babbo Natale che ferma il tempo è un’emerita cazzata.
Sono loro che grazie a questo duro allenamento si possono muovere alla velocità della luce.
“Bene e ora, cento addominali!”
L’allenamento era ancora all’inizio…
Davide Giansoldati
Nell’ombra due occhi lo spiavano. Si bloccò: doveva essere alto quasi due metri. Da un po’ di tempo era diventato pericoloso aggirarsi di notte nelle case. Allarmi ultrasensibili, cani mordaci, trappole d’ogni tipo. Che fare? “Sono un’istituzione, mica posso aver paura!” Si disse per rassicurarsi, ma aveva più fifa di prima. Avanzò. La belva fece un balzo e gli piombò sul naso. Cavolo quanto fa male un graffio di gatto!
Consultò la lista: “Santa Lapponia, ma l’avevano ordinato a fare un Garfield di pelouche!?”
Ombre Gialle
Un vassoio di marron glaces in corridoio, una ciotola di brownies in sala da pranzo e vicino all’albero di natale, un generoso bicchiere di latte e un piatto di biscotti al cioccolato. Sì quelli con le pepite di fondente che solitamente, la mamma riservava per le colazioni più golose.
Il vento batteva sui vetri insieme alla neve ghiacciata. Questa notte di Natale sembrava uscita da un documentario sulla Svezia, perché era da tempo che il gelo non tormentava casa in questo modo. Fortunatamente il camino era acceso, le porte serrate, le finestre nuove erano rinforzate da sbarre. Una casa a prova di ladro! Ero però riuscito a convincere mamma a lasciare la porta di casa a due battenti. Sarei riuscito ad entrare meglio con il mio trattore a pedali! In realtà, quella porta attendeva da marzo di vedere entrare quello schifoso pancione vestito di rosso. Ero sicuro che sarebbe arrivato allo scoccare della mezzanotte e così fece. Puntuale e scontato come sempre. Aveva provato a passare per il camino ma era acceso, per le finestre ma erano blindate, per rassegnarsi alla porta d’ingresso. Come previsto, il ciccione in rosso si avventò incredulo sui marron glaces. Quale rarità ed erano anche i suoi preferiti… Quella famiglia, accidenti, aveva esaudito uno dei suoi desideri proibiti. Il suo naso goloso avvertì anche la presenza dei brownies poco oltre. Li assaggiò avidamente facendo più di un bis. Dal mio nascondiglio dietro il divano ero pronto ad azionare le luci di Natale dell’albero con la loro musichetta ansiogena. Quanto le detestavo! Ma valeva la pena di pazientare. Il Babbo, appesantito dalla sua ingordigia, si avvicinò all’albero e alla merenda preparata da mia sorella quando quest’ultima lo raggiunse.
“Sei Tu…”, si affrettò a dire allacciandosi alla sua mano grossa e morbida. “I miei regali dalli ai bimbi poveri. Mamma mi ha già comprato tutto”, aggiunse Lucia. Babbo Natale era commosso e le chiese se quei dolcetti erano opera sua, alludendo a quelli in corridoio. Lucia scosse la testa: “La mamma non vuole che assaggi i marron glaces. Dice che sono da grandi”. L’uomo gliene allungò alcuni. Li poteva provare, mentre lui avrebbe fatto festa al bicchiere di latte! La bambina cominciò a sentirsi male ad ogni castagna che mangiava, finché si accasciò a terra morta. Lo schifoso ammutolì. Lo shock era tale che non provò neanche a rianimarla.
“Buon Nataleeee, Buon Nataleeee, ahahahah”, uscii dal mio nascondiglio imitando la sua risata. Il pancione rosso guardò basito un ragazzino di 7 anni avvicinarsi con un sorriso immenso.
“Questo sì che è un Natale”, gli dissi guardandolo negli occhi. “Finalmente ricevo il regalo che avevo chiesto. Per un attimo ho temuto, che gli dessi anche il latte. Avresti eliminato l’effetto del veleno”. Mi avviai verso camera mia, con i biscotti al cioccolato. “L’ha sempre detto mamma, che i marron glaces non sono adatti ai bambini”.
Gamberetto Creativo